UNESCO Transdisciplinary Chair Human Development and Culture of Peace University of Florence
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Quando mi è stata attribuita la Cattedra UNESCO, oltre al piacere del riconoscimento internazionale del lavoro universitario svolto, ho realizzato che attorno ai due focus dello “sviluppo” e della “pace” poteva bene essere riassunta la ricerca di una vita.

L’interrogativo, infatti, che sin da giovane mi accompagna nel rapporto con gli altri e con il mondo rimane lo stesso, anche se approfondito col tempo: di cosa siamo fatti, noi esseri umani, gli altri viventi, la Terra che abitiamo e la realtà sconfinata che ci avvolge tutti, e, dunque, come possiamo realizzarci nella pienezza della vita e della convivenza senza distruggere, ma contribuendo ad arricchire le innumerevoli diversità che ci circondano.
Ho cercato le risposte nello studio e nella ricerca con donne e uomini di culture diverse, nella formazione con studenti di ogni condizione, nella progettazione e gestione di azioni, servizi e strutture universitarie.
Ho scoperto così la ricerca azione partecipativa territoriale quando ero all’Università di Napoli, l’educazione nel rapporto con l’ambiente naturale e culturale all’Università di Chieti e poi all’Università di Firenze, la valorizzazione educativa dei saperi delle culture violate dalle colonizzazioni nella più recente esperienza di cooperazione internazionale.
Ne è nata la teoria della comunità educativa, che poi nel modello dell’educazione locale ha trovato la via praticabile del miglioramento dei processi formativi della popolazione, diventando sempre più chiaro l’allargamento della teoria iniziale ad una concezione dello sviluppo integrato dei soggetti e dei territori nelle diverse dimensioni e componenti della realtà locale.
Questa attenzione che ho sempre avuto di non separare soggetti e contesti mi ha portato a studiare e sperimentare l’educazione, nei suoi processi e nei suoi fini, attraverso le complesse componenti mentali che dei segni del mondo dentro e fuori di noi ci permettono di costruire i significati interpretativi in termini di saperi dei sensi, delle emozioni, dei pensieri e – ho scoperto ultimamente - anche dei sentimenti, che sono l’espressione più sofisticata e più affascinante della relazione con noi stessi e con l’alterità.
Questo lungo cammino, che ogni giorno mi apre ulteriori sollecitanti percorsi , mi ha portato alle soglie di quella che si prospetta per la società ormai planetaria la teoria di un umanesimo non più espressione di poche culture egemoni né più antropocentrico, ma necessariamente di tutti i popoli alimentati dalla comune fonte di vita: cominciamo a chiamarlo ecoumanesimo terrestre.
La dimensione della pace ne è costitutiva: il complesso lavoro dell’ecocambiamento formativo è teso alla liberazione e alla maturazione della mente umana in armonia con l'alterità e allo stare bene nel mondo.


PAOLO OREFICE
Direttore, Cattedra Transdisciplinare UNESCO sullo Sviluppo Umano e la Cultura di Pace
Università degli Studi di Firenze